Il Codice Neghentropico Sistemico nella storia

di Genovino Ferri*, Giuseppe Cimini**

 

Prima degli anni quaranta del ‘900 il termine sistema “il tutto è maggiore della somma delle sue parti” era stato usato da parecchi scienziati, ma furono i concetti di sistema aperto e la teoria di V. Bertalanffy che consacrarono il pensiero sistemico come importante movimento scientifico.

Egli focalizzò l’attenzione su un dilemma che aveva sconcertato gli scienziati fin dal IX secolo, quando la meccanica newtoniana, scienza di forze e traiettorie eterne, era stata integrata da due visioni diametralmente opposte dell’evoluzione.

La prima formulazione della nuova scienza fu la termodinamica classica con la seconda legge, “la legge di dissipazione dell’energia”. Enunciata per la prima volta dal fisico francese Carnot essa così recita: “i fenomeni fisici tendono ad andare dall’ordine verso il disordine e ogni sistema fisico isolato o chiuso procederà spontaneamente nella direzione di un disordine sempre crescente”. (Capra, 1997, p.59). Viene introdotta l’entropia (da energia e tropos, evoluzione). Con l’entropia e la seconda legge i termodinamici introdussero l’idea di processi irreversibili, di una freccia del tempo che oggi definiamo entropica. Questa immagine un po’ terrifica dell’evoluzione cosmica era in acuto contrasto con il pensiero evolutivo dei biologi del 1800 (Darwin), i quali osservavano che l’Universo vivente si evolve dal disordine verso l’ordine, verso stadi di complessità crescente.

Chi aveva ragione Darwin o Carnot?

Bertalanffy non fu in grado di risolvere questo dilemma, ma compì il passo cruciale: “gli organismi viventi sono sistemi aperti poiché hanno bisogno di alimentarsi con un flusso continuo di materia e di energia dal loro ambiente, per rimanervi vivi”. (Bertalanffy, 2004)

Si sono dovuti attendere gli anni settanta, quando Ilya Prygogine ha riesaminato con una nuova matematica la seconda legge e risolto la contraddizione tra le due visioni dell’evoluzione del IX secolo.

DNAIn realtà la contraddizione è solo apparente: “il bilancio entropico deve esser globale e deve includere sia l’organismo (piante, animali, uomo compreso) sia l’ambiente con il quale l’organismo scambia continuamente energia e materia”. (Capra, 1997). In altre parole gli organismi si sviluppano e muoiono in virtù dell’aumento di entropia che essi provocano nell’ambiente circostante. L’entropia dell’Universo è aumentata, il secondo principio non è stato violato.

Una città o un organismo sono sistemi aperti. Per essi è fondamentale calcolare la neghentropia e l’entropia. Si vedrà così che la neghentropia è a spese dell’ordine esterno, ma anche che in media il disordine aumenta.

Abbiamo introdotto il termine neghentropia, e allora vediamo cos’è. Molti assumono il 1944 come data di inizio della biofisica quando E. Schroedinger, premio Nobel per la Fisica, padre fondatore della meccanica quantistica, pubblicò le sue lezioni di Dublino sui problemi biologici in “Che cos’è la vita”, introducendo il concetto di neghentropia: trattasi di una variazione negativa di entropia, a partire da un valore originario (la nascita di un individuo, l’origine della vita, l’inizio dell’evoluzione biologica) e non di entropia negativa in assoluto, dato che per il terzo principio della termodinamica non può esistere un’entropia minore di zero. Nell’asserzione di Schroedinger sta il segreto dell’origine della vita sulla terra, la storia dell’evoluzione biologica, una storia che ha una protagonista, la fotosintesi. È la storia di un pianeta particolare ed intelligente che ha imparato a catturare l’energia solare e a nutrirsi di neghentropia dall’universo per creare le strutture ordinate e dissipative che sono gli organismi viventi. La biosfera è lo spazio geometrico della neghentropia.

La neghentropia viene ritenuta una variazione negativa dell’entropia verso un ordine sempre più crescente. A noi sembra che la neghentropia sia qualcosa di più di una entropia negativa, perché è la direzione della freccia del tempo che si inverte: è la pulsione-pulsazione dell’energia vitale. Ci spieghiamo meglio. Ognuno di noi sa benissimo che differenza c’è tra il tempo esterno, pubblico e il tempo interno, proprio di ciascuno di noi. Tante volte siamo completamente distonici al tempo esterno, in relazione al vissuto del nostro mondo affettivo, sentimentale ed emozionale. Per esempio quante volte una separazione necessita di un tempo interno lungo, dilatato, perché venga maturata in noi, mentre a livello esterno l’evento viene da noi registrato immediatamente. Il nostro tempo interno fa fatica spesso a mettersi in sintonia con il tempo esterno. C’è un tempo esterno entropico (la morte di una relazione, per esempio) ed un tempo interno neghentropico (l’elaborazione del lutto per la perdita dell’oggetto) che conduce ad un nuovo ordine. Questo per quella doppia direzionalità della scena complessa “entropica-neghentropica” che non esitiamo a definire un progetto geniale.

Bibliografia
  • Bertalanffy, L.v. (2004), Teoria generale dei sistemi. Fondamenti, sviluppo, applicazioni. Milano: Mondadori.
  • Capra, F. (1997), La rete della vita. Milano: Rizzoli
  • Carnot, L. (1994), Saggio sulle macchine in generale. Napoli: CUEN
  • Darwin, C. (2011), L’origine della specie. TorinoBollati Bordigheri
  • Prygogine, I. (2008), Le leggi del caos. BariLaterza
  • Schroedinger, E. (1995), Che cos’è la vita? La cellula vivente dal punto di vista fisico. Milano:Adelphi

 


* Psichiatra, Analista S.I.A.R., Direttore della Scuola Italiana di Analisi Reichiana, Membro dell’Accademia delle Scienze di New York, Membro del Comitato Scientifico Internazionale di Psicoterapia corporea

** Psichiatra, Psicoterapeuta

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