La Supervisione Clinico-Analitica in Analisi Reichiana

di Genovino Ferri

 

Abstract

I modelli di supervisione clinico-analitici, basati sulla ricerca empirica, possono contribuire in psicoterapia corporea quando sono validati nel tempo da evidenze terapeutiche, osservate in numerose sessioni di supervisioni, condotte in più nazioni di latitudini diverse nel mondo con psicoterapeuti di varie estrazioni e formazioni.

Questo articolo offre un protocollo di supervisione post-reichiana in 18 punti, basati sull’interdipendenza e la contemporaneità tra le fasi evolutive ontogenetiche, i livelli “relazionali” corporei e i tratti di carattere, depositati e segnati nel Se’ dalle interazioni con ll’Altro da Se’ nella propria storia biologico-biografica.

In linea con le lenti della “Mente Incarnata”(1972), e della  “Mente Enattiva”(1991), l’articolo propone una nuova lente: “la Mente di Tratto”(2015), che sovraordina l’ontogenesi nel suo divenire nel tempo.

L’articolo offre anche il nuovo concetto operativo funzionale di “Attivazione Incarnata Terapeutica” addizionato al concetto di ” Simulazione Incarnata Terapeutica”, che si traduce nel setting nel controtransfert di  tratto e di livello corporeo relazionale appropriati  e realizzati attraverso la Vegetoterapia Carattero-analitica della Relazione (VCAR).

Parole chiave: vegetoterapia carattero-analitica della relazione; supervisione clinico-analitica; simulazione incarnata; attivazione incarnata; progetto analitico-terapeutico appropriato.

Introduzione

Wilhelm Reich sviluppò la Vegetoterapia Carattero-Analitica (VCA) mentre viveva ad Oslo (1935-1939), come proprio contributo alla psicoanalisi.

La Vegetoterapia Carattero-Analitica (VCA) agisce sul sistema nervoso vegetativo (da cui il nome), sul sistema muscolare, sul sistema neuroendocrino, e sulla pulsazione energetica, che sono le espressioni più dirette della vita istintiva affettiva ed emozionale.

Da una prospettiva analitica reichiana, la VCA tende a creare “eutono”, che significa letteralmente “tono ben equilibrato”, in tutti i sottosistemi sopra ricordati.

Essa induce con i suoi “actings”  fenomeni neurovegetativi, attraverso l’attività muscolare, la respirazione e il funzionamento proprio del sistema nervoso autonomo; contemporaneamente  fa emergere interazioni non verbali ed emozioni, che costituiscono espressioni del linguaggio del corpo chiaramente significanti per la lettura di aspetti di personalità.

Il verbalizzare le sensazioni le emozioni e le associazioni libere prodotte, rappresentano i passi successivi di questa metodologia e permettono  la diagnosi dello stile delle relazioni oggettuali della persona in analisi.

Reich (1933) definì sette livelli corporei ” come l’insieme di quegli organi e gruppi di muscoli che sono in contatto funzionale tra loro e reciprocamente capaci di indurre un movimento espressivo emozionale”.

Inizialmente identifico’ sette livelli consecutivi top down.

Ma se li riordiniamo in direzione evolutiva bottom up sulla freccia neghentropica del tempo, scopriamo che emerge una sequenza illuminante diversa “i livelli diventano livelli corporei relazionali”. La sequenza parte dal sesto livello corporeo relazionale (area ombelicale) si porta al secondo livello (bocca), quindi al quarto (torace e braccia), al terzo (collo), al quinto (diaframma), al settimo (bacino e gambe) e infine al primo livello (occhi orecchie e naso), (Ferri 1992).

Quindi i livelli corporei sono prevalenti e corrispondenti alla progressiva prevalenza in successione delle fase evolutive e delle corrispondenti relazioni oggettuali, nella storia della persona.

La VCA fu specificamente sistematizzata rispetto ai sette livelli corporei da Ola Raknes e Federico Navarro, mio maestro (1974). F. Navarro mise insieme gli esercizi principali di Reich e ne introdusse dei nuovi con l’approvazione di Raknes: li definì  actings. Suggerì inoltre i modi di utilizzo (tempi, ritmi, direzioni) di tali actings, in una sistematizzazione di metodologia clinica.

La VCA esplora così la significatività psicoemozionale ed energetica del Corpo attraverso una serie di Actngs (la maggior parte dei quali rappresentano movimenti ontogenetici) che attivano i sette livelli corporei.

Questi actings sono mirati appropriatamente, oggi, alla fase evolutiva ed al livello corporeo relazionale (li definisco “gli ascensori frattalici del tempo interno”).

Essi in doppia direzionalita’ uniscono il “li’ ed allora con il qui ed ora”, la profondità alla superficie, l’inconscio depositato fin’ anche nella memoria procedurale della corporeità alla metacognizione depositata nella corteccia prefrontale (PFC), la memoria implicita alla memoria esplicita, i livelli corporei alle aree dell’encefalo corrispondenti e alla freccia del tempo delle relazioni.

Attraverso gli actings la VCA “informa forma e riforma” la Mente, Incarnata, Enattiva e di Tratto, con inshights  che si basano e si ordinano  CorporalMente  su nuove consapevolezze.

Con l’indispensabile Cornice Relazionale  intersoggettivo-intercorporea terapeutica, che valuta appropriatamente la Simulazione Incarnata  di ieri, fin’anche nella storia pre-soggettiva della persona, oggi la VCA, con i suoi Actings, opera un’Attivazione Incarnata Terapeutica  per quel paziente, per la sua storia, per il suo trauma, per il suo disagio.

Se la Simulazione Incarnata Terapeutica attiva “dal fuori” la persona, la VCA attiva la persona “dal dentro”, completando la psicoterapia nel setting. Essa infatti  muove appropriatamente i vissuti della Mente di Tratto, modificando lo stile relazionale, a partire dai livelli corporei periferici, che portano i segni incisi dalla  storicità  relazionale della persona.

Nella Scuola Italiana di Analisi Reichiana abbiamo integrato quindi la VCA di F. Navarro, con il Tempo delle fasi evolutive biologico- biografiche e con la specifica Relazione dell’analista con l’analizzato. Questo ha comportato lo sviluppo della VCA della Relazione (VCAR) nel Setting di Supervisione. Riteniamo che la VCAR possa rappresentare uno sviluppo importante per la psicoterapia corporea, perché  completa il progetto analitico- terapeutico, monitorando, modificando e integrando appropriatamente le Menti di Tratto che compongono la Mente del Se’ dell’analista, dell’analizzato e della loro relazione.

In questo lavoro definiremo i 18 passi fondamentali (vedi fig1), da seguire in una Supervisione clinico-analitica, che  si rivolge a psicoterapeuti di diverse scuole ed indirizzi, nazionali ed internazionali, che approfondiscono i propri casi complessi in setting individuali e di gruppo.

 

Fig. 1: Linee Guida per la Supervisione in Analisi Reichiana

 

Lo scopo di questo articolo è di fornire una chiara procedura del nostro protocollo, del nostro metodo di supervisione di gruppo e riteniamo utili, prima di affrontare singolarmente le singole voci, precisare alcune definizioni di vocaboli e  concetti ricorrenti e specifici.

  • La Relazione Oggettuale definisce il Come della Relazione di un soggetto con il suo mondo, esito complesso di una specifica organizzazione della personalità. Va intesa nel senso di un’interrelazione, di una reciprocità (escludente includente, persecutoria accogliente).

In Analisi Reichiana l’oggetto, parziale o intero, è reale, è presente nella storia biologico-biografica e segna, anche sul livello corporeo,  un come prototipico di tratto.

  • La Fase Evolutiva è un periodo dell’evoluzione ontogenetica in cui il Sé riceve gli imprinting ed i segni incisi dall’oggetto parziale di quel tempo, è un intervallo tra due Passaggi di fase, marcati da chiari confini biologici.

Le fasi evolutive sono inscritte sullo sfondo dei tre Campi in successione dell’Altro da Sé (il quarto, il Cosmo, è meta sulle fasi evolutive…le stelle ci sono sempre, prima e dopo di noi…).

  • Il Tratto di Carattere è la storia di ognuno di noi di quella fase, un insieme embricato di schemi e moduli di comportamento ricevuti  dalla relazione con l’oggetto parziale di quel tempo.
  • Il Livello Corporeo è la fonte somatica, il luogo del corpo in cui si segnano gli imprinting delle relazioni con gli oggetti parziali di fase, il primo ricevente della relazione con l’Altro da Sé, l’interfaccia periferica della fase evolutiva attraversata, il substrato concreto su cui poggiano le architetture del pensiero di tratto.
  • L’Encefalo è il risultato della ricapitolazione dell’evoluzione filogenetica all’interno del processo ontogenetico, l’interfaccia centrale dove arrivano e si depositano gli imprinting delle relazioni con gli oggetti parziali di fase, penetrati dalla periferia.
  • Neghentropia = trattasi di una variazione negativa di entropia, a partire da un valore originario: la nascita di un individuo, l’origine della vita, l’inizio dell’evoluzione biologica, la nascita di una relazione” (Schroedinger E., citato in che cos’è la vita, 1995, p.67).

 

In Analisi Reichiana  consideriamo fondamentale “la connessione tra relazione oggettualele fasi evolutive – i passaggi di fase e di campoil tratto di carattereil livello  corporeo relazionale – il cervello evolutivo e le aree cerebrali. Questa connessione rappresenta un punto di svolta perché definisce la mente di tratto in quel tempo ontogenetico.

Le menti di tratto, embricandosi in successione, costituiscono una serie di piattaforme sulle quali si organizzerà e si articolerà la Mente unica del Se’. Questa lettura dell’evoluzione filo-ontogenetica biologico-biografica ci permette di riportare la psicoanalisi nel corpo ed il corpo in psicoanalisi e di disegnare tridimensionalmente ogni progetto analitico-terapeutico.

Nella “prima parte” della Supervisione clinico-analitica lo psicoterapeuta descrive attentamente la storia del caso. Si valutano così 4 Anamnesi: l’Analitico-Psicodinamica, la Patologica Remota, la Patologica Prossima e la Socio-Economica.

Si individuano quindi i Segni Incisi determinanti il Carattere, le Fasi Evolutive ed i Tratti di Personalità dominanti, i Livelli Corporei, i Passaggi di Fase  e di Campo prevalenti, i Cervelli Evolutivi e gli Stili di Relazione Oggettuale preponderanti, anche nella loro eventuale patologia “oltre-soglia”.

Si profilano pertanto una Diagnosi Analitico-Caratterologica, una Scenico-Relazionale, una Clinico-Psicopatologica, valutando altresì la Diagnostica Differenziale.

Si esaminano infine le Domande Esplicite ed Implicite espresse dalla narrazione del caso.

Nella “seconda parte”, in un Ottica Complessa, vengono chiariti in primis il Transfert di Stato, Psicodinamico, di Tratto e di Livello Corporeo del “fantasma” della persona analizzata ed il Controtransfert  di Stato, Psicodinamico, di Tratto e di Livello Corporeo dello psicoterapeuta-analista.

Si continua definendo in secundis lo Stadio della Relazione Analitico-Terapeutica (valutando se la Supervisione e’ in Gruppo  i vari Controtransfert, come sopra declinati, richiamati nel Gruppo).

Su queste basi si elabora il Progetto Analitico-Terapeutico Mirato al “fantasma” rappresentato in Supervisione e si propongono, sullo psicoterapeuta-analista,le linee guida psicocorporee appropriate, capaci di lasciare “segni incisi” per la loro realizzazione successiva sulla persona in analisi.

La Supervisione Analitico-Clinica in Analisi Reichiana: il Protocollo in 18 Voci (vedi fig.1).

Nel nostro modello ci sono 5 modi di raccolta dati:

  • Ascoltiamo la narrazione della storia della persona
  • Ascoltiamo come le parole vengono dette (linguaggio dei tratti)
  1. a) l’informazione viene indicata dal come espressivo delle parole
  2. b) lo stato emozionale viene indicato oltre che dalla scelta delle parole della persona, dal tono della voce, dalla mimica facciale, dalla postura, dai gesti, dai movimenti, dal colore della pelle, dalla respirarzione e dalle funzioni del sistema nervoso autonomo.
  • Transfert e Controtransfert: è importante sottolineare la necessità della consapevolezza delle reazioni transferali e controtransferale da parte dell’analista.
  • Identifichiamo i livelli corporei coinvolti nel terapeuta durante la narrazione del caso, che apprendendoli potrà identificare a sua volta quelli che il paziente attiva per provare e sentire nel setting.

I Componenti del Gruppo di Supervisione osservano e imparano ad identificare i loro propri livelli corporei coinvolti nella narrazione del caso.

Riteniamo la storia del caso fondamentale e indispensabile, poiché ci offre l’attenta raccolta dei “segni incisi” (che vengono determinati delle impressioni emozionale e relazionali, positive o negative che siano) derivati dalle relazioni oggettuali, dal come dei passaggi di fase evolutiva e dalle atmosfere di campo dell’altro da se’.

Questi segni incisi formano il nostro carattere (etimologicamente carattere=segni incisi) che è la nostra combinazione di tratti stratificati nel tempo delle fasi evolutive e segnati sui livelli corporei corrispondenti.

Voce 1: L’Anamnesi in Ottica Analitico-Psicodinamica

Considerando i Geni  “pura intelligenza del vivente”, scrigni del tempo dove sono depositati i segni incisi dalle relazioni in tutta la filogenesi, l’anamnesi in Ottica Analitico-Psicodinamica prevede la raccolta puntuale, nella narrazione della persona, di altri segni incisi nell’ontogenesi quali:

  • Il Come della Scena di quando la persona è venuta al Mondo ed il Perché, ovvero “su quale progetto implicito di Scena?”.
  • Il Dialogo tra embrione-feto-neonato e madre nella sua Relazione Oggettuale Primaria, la sua densità, lo spessore della sua reciprocità “dall’intrauterino allo svezzamento: dal dentro al fuori, dall’acqua all’aria, dal buio alla luce, dall’utero al seno, dall’area ombelicale alle labbra”, un dialogo prettamente biologico, prototipo e frattale dei dialoghi successivi sulla freccia del tempo evolutiva, nonché fattore e terreno, verosimilmente principale, di Resilienza, determinante per la sostenibilità agli stress adattivi futuri della persona.
  • Il Come ed il Quando la persona è venuta alla Luce (Parto), che risuoneranno sulle possibili modalità dei “passaggi-nascita” nella vita.
  • Il Come ed il Quando del suo Svezzamento, altro segno inciso, che risuonerà sulle possibili modalità di separazione dal Primo Campo Madre e sull’uscita dal 2 relazionale futuro.
  • L’Ordine di Genitura (primogenito, secondogenito, ultimogenito, unicogenito).
  • Il Come delle Relazioni nel Secondo Campo Famiglia, quello del 3, con il Padre e del 4,5,6…Relazionale, di fascia dei fratelli.
  • La Scena Edipica, straordinario incrocio e punto di svolta di vettori determinanti schemi di tratto.
  • Il Leader di coppia, il Leader di scena ed i loro Tratti di Personalità, che incideranno sul terreno del rapporto con l’Autorità
  • La Relazione Genitoriale con le rispettive posizioni, le Atmosfere in Famiglia, i Sottosistemi Dominanti in essa.
  • Il Come ed il Quando della Pubertà e lo stress adattivo nello specifico Terzo Campo

Voce 2:  L’Anamnesi Patologica Remota

  • Quali Patologie Remote  hanno colpito la persona?
  • In quale Fase Evolutiva?
  • In quale Scena Sistemica Allargata?
  • Quali Livelli Corporei o Distretti-Apparati sono stati interessati?
  • Quale Resilienza e Quale Vulnerabilità sono derivabili da queste informazioni?

La Resilienza ovvero la nostra capacità adattiva allo stress e’ strettamente collegata alle relazioni vissute nelle fasi evolutive e ai corrispondenti livelli corporei. Essa è responsabile del grado di vulnerabilità delle stazioni evolutive stratificate della persona.

Voce 3:  L’Anamnesi Patologica Prossima

Essa chiarirà verosimilmente la motivazione della consulenza attuale, che potrebbe essere legata a sintomi o sindromi indicativi di oltre-soglia clinica, o semplicemente a difficoltà nell’affrontare avvenimenti attuali della vita, o ancora ad un autentico desiderio di apprendere maggiori consapevolezze di Se’. Possono essere poste alcune domande in tal senso:

  • La Persona presenta un “oltre – soglia” clinico sintomatologico?
  • Quali sono i primi 5 sintomi principali?
  • Quale loro rappresentazione, anche corporea, viene espressa?
  • Quando e dove si sono presentati?
  • Hanno qualche connessione con eventi esterni concomitanti?
  • Emerge un’oltre-soglia da vulnerabilità strutturale della personalità?
  • A quale tratto (tratti) essa appartiene?

Voce 4:  L’Anamnesi Socio-Economica

È da intendersi il porre l’attenzione su altre variabili importanti, storico-biografiche, che hanno concorso alla determinazione della persona così com’è, nel suo essere unica ed irripetibile:

  • Il genere e la sessualità
  • Il peso e le sue variazioni ponderali
  • La cultura di  latitudine
  • La religione di appartenenza
  • Gli  studi praticati
  • L’agio o il disagio economico
  • L’attività lavorativa
  • I cambi di residenza
  • Lo status sociale

Voce 5:  Le Fissazioni  Prevalenti

I Segni Incisi dalle Relazioni Oggettuali e dalle Variabili Determinanti dell’Altro da Sé, sulla freccia del tempo evolutivo, ci propongono le Fissazioni Prevalenti nella storia della persona. Ci sono sei fasi di sviluppo da prendere in considerazione: le fasi intrauterine (fase autogena e fase trovo ombelicale); fase oro labiale; fase muscolare; prima e seconda fase genito oculare. Quindi comprendere il ruolo del cervello per il comportamento umano, nei suoi schemi relazionali  è indispensabile.

Una breve descrizione dei Tre Cervelli nell’Homo Sapiens.

  • -La formazione più antica è rappresentata dai grossi nuclei della base (Complesso Rettiliano), ad essa sono da attribuire funzioni quali “la difesa del territorio, la competizione per il rango nel gruppo, l’accoppiamento, le sequenze ritualizzate e compulsive. Il Cervello Rettiliano prevede l’aggressione verso tutto ciò che non viene riconosciuto e pertanto vissuto come ostile…” Siamo in zone prossime allo zero entropico e la diversità è minacciosa per il sistema vivente. (Mac Lean 1981, 1984, 1990; Valzelli 1976).
  • -La Corteccia Limbica (comparsa nei mammiferi antichi) nell’ontogenesi fa la sua prevalenza funzionale dal 3° – 4° mese di vita  intrauterina in poi: il riflesso di suzione e la montata prolattinica (ormone per eccellenza della maternità nei mammiferi) ce la indicano. Aggiunge la dimensione emotivo-affettiva, con la cura dei cuccioli e della specie, la comunicazione audiovocale ( il richiamo di separazione ) ed introduce il gioco. È responsabile di ciò che un individuo sente o prova. (Ibid).
  • La maggior parte delle fasi evolutive e della formazione del carattere, con tutto il bagaglio dei segni incisi ricevuti dalle relazioni oggettuali, anche nel tempo pre-soggettivo,  si iscriveranno nel segmento della freccia del Tempo  Limbico, che rappresenta “il luogo del mondo delle relazioni” e il tempo dominante e di importanza fondamentale nel setting analitico-terapeutico.
  • Ciò che un individuo sa o conosce è funzione del Neopallium, ” nuovo mantello” sviluppatosi per la visione stereoscopica tridimensionale da stazione eretta, circa due milioni di anni fa’.
  • Il Neopallium è preposto allo spazio – tempo, al prima – dopo, alla causa – effetto, ai processi cognitivi superiori di tipo logico metacomunicativi e metarelazionali, alla Coscienza dell’Io ed alla Consapevolezza di Sé- Soggetto.

Da tener presente, inoltre, alcune aree cerebrali significative per una Supervisione appropriata psico corporea. La loro conoscenza ci permette di proporre actings  appropriati (che producano cioè attiivazione incarnata terapeutica) per i temi psicodinamici loro correlati, nei corrispondenti livelli corporei relazionali periferici.

La Corteccia Prefrontale (PFC), ovvero l’area anteriore del Lobo Frontale, appartenente al Neopallium “nuovo mantello” che avvolge il Sistema Limbico.

La sua porzione dorso-laterale (sede della working-memory) è deputata all’organizzazione dei comportamenti complessi, quali l’astrazione e la metacognizione; la sua porzione mesiale svolge un ruolo nella motivazione cognitivo-emozionale; la sua porzione orbitale infine ha un compito di controllo delle spinte istintuali.

La PFC è la sede dei processi decisionali e dell’etica, svolge un ruolo straordinario quale centro regolatore del movimento volontario, in particolare degli occhi, da sempre specchi dell’anima, anche psicopatologica. (Mancia 2007)(LaBar & LeDoux 2007).

-L’Amigdala, un nucleo di sostanza grigia a forma di “mandorla”, localizzata in entrambi gli emisferi gestisce la paura e fa parte del Sistema Limbico (vi fu inclusa da MacLean), essa è posta sopra il tronco encefalico.

E’ un centro d’integrazione che giudica la valenza emotiva dei fatti avvenuti, fornisce la giusta attenzione e ne avvia l’immagazzinamento come ricordo.

L’Amigdala è da considerare l’archivio principale della memoria implicita, essa può reagire prima ancora che la corteccia prefrontale sappia cosa stia accadendo e può inviare impulsi al Locus Coeruleus.

Pare accertato essere la sede depositaria delle paure di annientamento-castrazione provenienti da pericoli esterni.

-Il Giro Anteriore del Cingolo è la zona anteriore del Lobo Limbico situata al di sopra del Corpo calloso.

Fa parte del Sistema Limbico ed elabora a livello inconscio i pericoli di un individuo nel normale decorrere della vita, una sorta di allarme silenzioso, evidente quando avvertiamo “uno strano non so che” di fronte ad un pericolo ancora non rivelatosi alla coscienza dell’Io.

Pare accertato essere la sede depositaria della paura da esclusione-abbandono, dell’angoscia da separazione e delle perdite oggettuali esterne, ma…che sono certamente registrati come pericoli interni.

-Il Locus Coeruleus (o punto Blu) è un nucleo situato nel Tronco Encefalico, nel Complesso Rettiliano, cervello pre-mondo dei mammiferi.

Il locus Coeruleus è all’origine della maggior parte delle azioni della noradrenalina (NA) nel cervello, essendo il sito principale della sua sintesi.

E’ il luogo preposto alle reazioni di paura in situazioni estreme e la sua attivazione può essere sollecitata sia da afferenze esterne al Sé “via Amigdala”, sia da afferenze interne al Sé “via Giro Anteriore del Cingolo”.

-L’Ippocampo, presente in entrambi gli emisferi, gestisce la  selezione e la codifica delle informazioni nella memoria esplicita, fa parte del sistema limbico e non è maturo prima dei 2 anni di vita. La rimozione ( ed il ricordo) collegata alla memoria esplicita, non può realizzarsi prima di tale tempo. È’ sovrapposto sulla freccia del tempo evolutivo alla più precoce organizzazione del sistema della memoria implicita, di più stretta competenza amigdaloidea.

Voce 6:  La  Diagnosi di Tratti Prevalenti e di Passaggi  Prevalenti.

Identifichiamo i tratti prevalenti ed il come dei passaggi prevalenti da una fase evolutiva all’altra da un campo all’altro nella composizione caratterologica della persona. Questi tratti possono essere intrauterino, orali , muscolari, isterici, genitali, anche nelle loro espressività sottotipiche. Identificare gli schemi relazionali specifici di tratto della persona significa approdare alla diagnosi di Mente di Tratto ed alla possibilità di un progetto appropriato psicocorporeo.

I Passaggi prevalenti  delle fasi sono la nascita-parto, lo svezzamento, l’uscita edipica e la pubertà. Lo svezzamento e la pubertà rappresentano anche passaggi di Campo (I-II e II-III).

  • Quale Combinazione di tratti, passaggi di fase e di campo definisce prevalentemente la persona che è di fronte a noi, nel suo assetto strutturale?
  • Come queste combinazioni di tratto, di fase e di campo interagiscono fra loro?
  • Su quale densità di Relazione Oggettuale Primaria intrauterina la combinazione è emersa e si è embricata, determinando le rispettive resilienze di Tratto e di Passaggi?

Voce 7: La Diagnosi di Livelli Corporei periferici  prevalenti e le Aree e i Cervelli Evolutivi Prevalenti.

Se le Relazioni Oggettuali passano primitivamente per la periferia sensoriale corporea, prima di depositarsi anche nel Sistema Nervoso Centrale e nelle corrispondenti aree cerebrali ci chiediamo:

  • Quale Combinazione di livelli corporei, di aree cerebrali e di cervelli evolutivi sono prevalenti nella persona che è di fronte a noi,  nel suo assetto strutturale?
  • Su quale  densità  di  Relazione  Oggettuale  Primaria Intrauterina la Combinazione  è  emersa  e  si  e’ embricata, determinando le rispettive resilienze di Livello Corporeo, di area cerebrale e cervello evolutivo?
  • Quale livello corporeo agisce la persona prevalentemente nella sua relazione con noi? (Somaticamente la persona può esprimersi principalmente attraverso il segmento addominale, con la bocca, con il torace e le braccia, con il collo, con il diaframma, con gli occhi o con le gambe e le pelvi)
  • Quale cervello dominante ci presenta: il Limbico? Il Rettiliano? Il PreFrontale?
  • Quali aree cerebrali ci presenta: l’allarme amigdaloideo? L’abbandono del giro cingolato o il panico del Locus Coeruleus? I ricordi ippocampali espliciti? La capacità critica e metacomunicativa Prefrontale?

Voce 8:  L’Eziopatogenesi Frattalica Prevalente

Un segno inciso determinante, in una fase evolutiva, lascia uno schema ed una domanda implicita di tratto. La risposta adattiva del tratto risultante può essere paragonata ad un frattale. Un frattale è definito in teoria della complessità, da uno schema che si ripete simile a se stesso su più ordini di grandezza. Quando osserviamo una forma frattalica essa  presenta sempre le stesse caratteristiche globali in qualunque scala di grandezza considerata. Per es. il tema dell’inclusione così caro al mondo della psicoterapia, che ha spesso le sue origini nella fase intrauterina, apparirà ed infiltrerà, sempre simile nella sua architettura, le varie fasi di sviluppo che la persona attraverserà.

“Si pensa che i frattali abbiano in qualche modo delle corrispondenze con la struttura della mente umana…e per questo che le persone li trovano così famigliari” ( B. Mandelbrot in Gallio e Masciarelli 2013 p.153).

Così ci chiediamo ancora:

-“Quale eziopatogenesi frattalica prevalente ha realizzato la ricorsività su più grandezze dello stile di relazione della persona?… O addirittura  del suo  oltre – soglia psicopatologico?”

Voce 9:  L’Analisi di Scena e la Diagnosi Relazionale

Le scene nelle quali il paziente è vissuto devono essere considerate per poter completare la diagnosi relazionale. L’Analisi di Scena è allargare l’osservazione attenta a tutto l’orizzonte psicodinamico del Campo esterno alla persona non soltanto nel qui ed ora, ma anche nei campi del lì ed allora degli ambienti storici durante le fasi di sviluppo evolutivo della persona. Lo psicoterapeuta  evidenzia cioè eventuali similitudini, la loro  accostabilità, la loro indipendenza, la loro interdipendenza fra le scene rappresentate nel setting.

Nel contempo è valutare il Come delle Relazioni della Persona con le Figure Prossime significative,  la sua Posizione nelle Relazioni (“up, down, meta, simmetrica o di alleanza”) ma anche lo stadio evolutivo del carattere di quelle relazioni (Ferri 2012).

Voce 10:  La Diagnosi Clinico-Psicopatologica

La diagnosi clinico-psicopatologica è informata alla Psicopatologia Funzionale, ma anche al DSM V e ancor di più all’ ICD 10, oltre che al PDM. Ovviamente tutte le diagnosi prese in considerazione, nell’ottica della Complessità, dovranno risultare convergenti: una pluralità di lenti per ottenere un’alta definizione della Supervisione, tridimensionale e sferica dell’Oggetto, nella sua Interezza!

Se la persona che abbiamo di fronte presenta un oltre – soglia clinico psicopatologico, ricordando che in Analisi Reichiana il sintomo è un oltre- soglia di tratto, ci chiediamo:

  • Quale Senso Intelligente ci rivela?
  • Quale Economia sostiene?
  • Quale Esito ci indica?
  • Come si rapporta al lì ed allora?  E al qui ed ora?

Voce 11:  La Diagnosi  Differenziale

Le attente Anamnesi sulla Freccia del Tempo evolutivo, ci permettono di valutare sia i rischi psicopatologici che le vulnerabilità della persona. La diagnosi differenziale con l’oltre – soglia sintomatologico-sindromico presentato, concorre a definire lo spettro delle possibilità psicopatologiche ed  il perché di quella patologia di stato e non di un’altra delle possibili.

-un sintomo ossessivo e’ espressione di un tratto fobico, oppure di un tratto muscolare o di un equivalente orale depressivo ?

-il panico e’ da abbandono per la perdita oggettuale? Da allarme persecutorio esterno? O da trauma catastrofico realmente vissuto? O è da emersione di past life events? O è di origine indefinibile?

Quale area cerebrale attivata ci sta indicando?

Voce 12: L’ Analisi delle Domande Esplicite ed Implicite

Dal materiale raccolto dalle precedenti Voci si possono estrapolare, a questo punto, direttamente sia le domande esplicite, per cui la persona si rivolge allo psicoterapeuta, sia anche e sopratutto le domande implicite stratificate sulla freccia del tempo: esse emergono dalla narrazione del caso e dalla rappresentazione del “ fantasma” da parte dello psicoterapeuta. L’espessivita’ verbale e la competenza linguistica rappresentano la soggettività della persona. Ci rivelano le domande esplicite di cui la persona e’ consapevole, ma di grande rilevanza per la psicoterapia sono le domande di cui la persona non e’ consapevole  depositate dalla storia  nelle rispettive menti di tratto. Spesso esse appartengono alla memoria implicita alla quale la memoria del se’ soggetto non ha accesso.

Voce 13: Il Transfert  “di Stato, di Tratto, di Livello Corporeo”.

Il Transfert definisce il processo con cui i desideri inconsci, e  le domande implicite, si attualizzano nell’ambito della relazione analitica. Esso rappresenta la ripetizione di prototipi infantili di relazioni oggettuali.

Voce 14: Il Controtransfert “di Stato, di Tratto, di Livello Corporeo”.

Il Controtransfert definisce le reazioni inconsce dell’analista alla persona dell’analizzato ed in particolare al suo transfert, esso costituisce il terreno su cui si spalma la problematica di un’analisi.

In Analisi Reichiana  riconosciamo  al Transfert e al Controtransfert  una particolarissima attenzione e li sottotipizziamo, con le particolari lenti di osservazione offerte dall’Analisi del Carattere della Relazione, in:

  • Transfert di Stato, di Tratto Caratterologico e di Livello Corporeo del fantasma della persona in Analisi:
  • Controtransfert di Stato, di Tratto Caratterologico e di Livello Corporeo dell’analista (e del Gruppo, nella Supervisione in Gruppo).

Nell’Ottica della Complessità ci definiscono lo Stadio della Relazione Analitico-Terapeutica (voce 15).

Voce 15: Lo Stadio della Relazione Analitico-Terapeutica

L’Analisi del Carattere della Relazione costituisce un fondamento del setting in Analisi Reichiana, ovvero permette un assetto altamente specifico della Relazione Analitico-Terapeutica.

Consideriamo  l’Architettura della Relazione il referente privilegiato.

E’ un’Architettura “che contiene” qualsiasi atto terapeutico, dall’ascolto alla elaborazione transferale   di un tratto, dall’interpretazione di un sogno, di un gesto, di una fantasia liberatoria, alla proposta di un acting di Vegetoterapia, ma anche una semplice prescrizione di uno psicofarmaco.

Consideriamo inoltre la Relazione “una forma vivente”, terza presenza, oltre l’Analista e l’Analizzato, in grado di creare una triangolazione, di espandere il dialogo in trialogo.

La Relazione  risponde alle leggi dei sistemi viventi: ha un suo carattere, dei suoi stadi evolutivi, ha dei propri segni incisi, che sono dati dalla specificità dell’incontro analista – analizzato,  dalla compatibilità dei loro rispettivi  segni incisi, delle loro domande implicite di tratto e delle loro menti di Tratto.

È il nostro specifico approccio e contributo al grande tema dell’ Intersoggettività-Intercorporeità e dell’ Appropriatezza della Cornice Relazionale nel setting, letto in chiara coerenza epistemologica con il Linguaggio  fra Tratti e la Mente di Tratto.

Il linguaggio dei tratti è un linguaggio meta-meta sul linguaggio verbale e sul linguaggio del corpo e li include: decodifica i pensieri di tratto, l’intelligenza di tratto ed anche il loro terreno, espresso dai livelli corporei corrispondenti, segnati nel tempo dalle relazioni oggettuali di fase.

Il linguaggio dei tratti presuppone la capacità del Sé di leggerli contemporaneamente, cosa che il nostro Sé pre-soggettivo  implicitamente fa, mentre il nostro Io normalmente non fa, in quanto è attratto dai contenuti,(Watzalawich, Helmick Beavin,& Jackson, 1971) non essendo abituato a raccordarsi al sentire e tanto meno alla metacognizione poggiata sul sentire-pensare.

Il linguaggio dei tratti è un linguaggio del Sé-Sistema, mentre gli altri due sono linguaggi sottosistemici di quel Sé: la storia filo-ontogenetica ci racconta infatti la loro continuità in successione nel tempo e la loro contemporaneità attuale.

Nelle comunicazioni e nelle relazioni il linguaggio dei tratti si esprime quindi contemporaneamente con il linguaggio verbale e con il linguaggio del corpo, che rappresentano degli indicatori sottosistemici di tratto (Ferri 2014).

Se entriamo nel mondo delle Relazioni Intersoggettive-Intercorporee scopriremo allora, con la nostra particolarissima lente analitica reichiana, poggiata sull’ordine maggiore del frattale-guida “Analisi del Carattere”, che  oltre al linguaggio verbale e corporeo con cui si esprimono sulla superficie delle interazioni, i Tratti ci svelano un ulteriore terzo linguaggio, straordinario e non conosciuto, espresso dalle domande implicite del tratto, che elicitano puntualmente nell’Altro da Sé risposte-domande implicite dal suo bagaglio di tratti.

E’ sul dialogo tra questi inconsci, tra questi frattali, tra questi metamessaggi dei rispettivi Sé, che le persone costruiscono le possibili comunicazioni, che, se confermate nel tempo, possono evolvere in relazioni, ma anche semplicemente in sensazioni di sostenibilità, di alleanza, di simpatie, di piacevolezze nell’essere insieme.

Al contrario, è nell’incompatibilità di dialogo tra le domande implicite e le risposte (che hanno sempre domande implicite dentro) dei tratti dei vari Sé….che si realizzano e si registrano le antipatie, le insostenibilità, le simmetrie, le impossibilità delle comunicazioni e tanto meno delle relazioni, con tutta la gamma intermedia dello spettro fra questi due estremi di polarità.

Sullo sfondo si stagliano “sempre” i vettori entropico-neghentropici di ognuno di noi, che sono l’esito dei dialoghi energetici, il terreno del nostro sentire, i determinanti che governano le nostre “scelte inconsapevoli”…un apparente ossimoro!

Voce 16: Il Progetto Analitico-Terapeutico Generale e Mirato.

La lente di osservazione rappresentata dalla Mente di Tratto, ordina l’ontogenesi della storia biologico-biografica della persona, che rivela una serie di implicazioni altamente utili per lo psicoterapeuta, per l’elaborazione del progetto  generali e/o mirato.

Definire  “l’Ubi sum, l’Ubi est e l’Ubi sumus” è necessario per l’accoppiamento strutturale intelligente fra tratti, per il Progetto  Appropriato nel setting analitico-terapeutico.

La Relazione si svilupperà dall’incontro fra i tratti dell’analista e dell’analizzato che, come filamenti di un nuovo DNA, permetteranno un nuovo sistema complesso vivente, la Relazione appunto, la sua autorganizzazione , la sua autopoiesi, i suoi sviluppi, i suoi stadi, la sua intelligenza neghentropica.

L’Architettura Relazionale prevede l’Analista in una Posizione definita dalla collocazione empatica, dinamica e funzionale sul tratto della propria personalità e sul corrispondente livello corporeo, su cui può incontrare e contattare il tempo interno dell’analizzato, aiutandolo a spostarsi dalla sua posizione di tratto e livello corporeo (o quanto meno a leggerle).

L’Architettura Relazionale prevede ancora il Come appropriato dell’analista, definito dall’analogico della Posizione, che genera atmosfere per insights evolutivi dell’analizzato.

La Posizione ed il Come quindi sono i Fondamenti di un’ Architettura Relazionale e di un Controtransfert di tratto e di livello corporeo appropriati alla mente di tratto dell’analizzato, ma anche al suo eventuale disturbo oltre – soglia.

E’ la possibilità di realizzare un’intersoggettività-intercorporeità appropriate, in altri termini una “Simulazione Incarnata Terapeutica oggi”, capace di formare e riformare eventuali schemi da “Simulazione Incarnata disfunzionale di ieri”.

(Simulazione Incarnata: “uno specifico meccanismo mediante il quale il nostro sistema cervello/corpo modella le proprie interazioni con il mondo” Gallese & Ammaniti, 2014, p.2)

È presente nell’ accezione analitica reichiana di Controtransfert una dimensione di flessibilità della posizione analitica, che permette un contatto empatico e funzionale nella coevoluzione e nella complessità.

Qualche esempio per chiarire.

  • Quando incontriamo una persona nel setting, quale livello corporeo ci risuona e quale tratto ci richiama? Ci tocca il torace, il plesso solare, il bacino o gli occhi? Ci fa allungare il collo, ci fa serrare la bocca o contrarre le spalle? Siamo su un tratto fallico-narcisistico, su un tratto orale, anale, isterico, intrauterino o genitale? È qual è il più “terapeutico” nell’accoppiamento strutturale con questa persona?
  • Quando incontriamo  uno stato psicotico, quale tratto e che livello corporeo ci fa risuonare? Il Vuoto psicotico dov’è? Non è anche nella visceralità profonda? E con quale Controtransfert di tratto e di livello corporeo ci muoviamo? È il più terapeutico nella Relazione?
  • Quando incontriamo uno stato depressivo, che livello corporeo e quale tratto ci fa risuonare? Il ripiegamento depressivo non è anche nel torace schiacciato in espirazione?
  • L’allarme persecutorio della paranoia non è anche nel terrore persecutorio delle spalle?
  • La fissità dell’ossessivo non è anche nello sguardo rigido dei suoi occhi?
  • La rabbia del borderline non è anche in quel mento proteso provocatoriamente in avanti a sfidare costantemente l’altro?
  • L’ansia da insostenibilità di un torace in affanno come risuona sul nostro respiro?
  • Il pallore  e la mimica terrifica da panico come ci sorprendono?
  • Con quali Controtransfert di tratto e di livello corporeo ci muoviamo in queste specifiche psicopatologie? Sono i più appropriati per tali disturbi? (Ferri,& Cimini, 2012, p187).

Voce 17: La Validazione della Neghentropia nel Tempo

Si delinea così il Setting come un Campo, una piccola biosfera capace di intercettare neghentropia e validiamo l’evoluzione neghentropica dell’analizzato, dell’analista e della relazione analista-analizzato, nell’ unità di tempo (di solito il riferimento è sui 6 mesi, tempo medio per l’emersione di nuovi schemi di tratto  o per la riparazione di perdite affettive importanti).

In un codice matematico elementare, per es. considerando il benessere 80-100 in una scala di valutazione da 0 a 100, fotografiamo il valore dello stato iniziale della condizione della persona e lo rivalutiamo a 6 mesi, per monitorare l’entropia-neghentropia o la stasi sia della condizione della persona, sia della relazione analitico-terapeutica.

 Voce 18 :  La Vegetoterapia  Carattero-Analitica della Relazione

Considerato che l’Analisi del Carattere della Relazione rappresenta sia la nostra cornice intercorporeo-intersoggettiva nel setting, sia la Simulazione Incarnata Terapeutica appropriata, allora possiamo affermare che la Vegetoterapia Carattero-Analitica della Relazione rappresenta l’Attivazione Incarnata Terapeutica Appropriata in Supervisione.

Gli Actings (per la maggior parte movimenti ontogenetici) di VGT in accoppiamento strutturale con il Controtransfert di tratto (che arriva dal fuori sul Se’ Corporeo), portano all’emergere di nuovi e modificabili schemi di tratto (dal dentro il Se’ corporeo verso il fuori).

La Vegetoterapia   opera quindi con Actings di fase evolutiva e di livello corporeo (“gli ascensori frattalici del tempo interno”) nella doppia direzionalità, raccordando il lì ed allora ed il qui ed ora, informando, formando e riformando la mente di tratto, con insights di nuovo ordine, poggiati anche sul sentire.

 

In generale tutta la Psicoterapia Corporea può essere considerata Attivazione Incarnata Terapeutica e completa la Psicoterapia considerando che

.“Quando l’azione viene eseguita o imitata si attivano  le vie cortico-spinali…

quando l’azione viene immaginata si attiva la rete corticale motoria…l’azione non  viene prodotta” (Gallese-Ammaniti  2014 p.28)

Nel Setting di Supervisione analitico-clinica reichiana, dopo l’attenta raccolta di tutti i dati e dopo che sono state le diagnosi, gli Actings di Vegetoterapia “Appropriati per l’Analizzato” saranno proposti dal Supervisore sull’Analista.

L’Analista -Terapeuta “sarà così segnato incisivamente”  dall’Analisi del Carattere della Relazione e dalla Vegetoterapia Carattero-Analitica  che saranno validissime:

-sia per  l’Appropriatezza della Cornice Intersoggettiva-Intercorporea da Transferire nel setting con quel paziente (ovvero per fissare la posizione ed il come per quella specifica relazione analitico-terapeutica),

-sia  per  riproporre  sull’analizzato possibili Stili Psicocorporei  e  Relazionali più sostenibili e idonei, talora veri  nuovi prototipi relazionali  “versus neghentropia” .

Conclusioni.

Questo lavoro nasce da un’osservazione di Whilhelm Reich nel 1933, che rappresenta una sfida nella ricerca psicoterapeutica: “una situazione analitica ha soltanto una sola possibile soluzione ottimale, e nel caso specifico, solo un unico modo di impiego della tecnica e’ quello corretto”(Reich 1933, p. 28). Questa affermazione ha accompagnato quattro generazioni di analisti in un dibattito appassionante sullo sviluppo più appropriato del setting, per disegnare un progetto mirato sui vissuti della persona e del suo disagio. Questo lavoro, che addiziona gli ultimi sviluppi nel settore con l’Analisi del Carattere della Relazione e con la Vegetoterapia Carattero-Analitica della Relazione Terapeutica, rappresenta un ulteriore contributo in risposta a quella sfida, in linea con le lenti della Mente Incarnata, Enattiva e la nostra nuova lente di Mente di Tratto.

Il modello di supervisione clinico-analitico rappresentato in questo lavoro, si informa alla Teoria della Complessità, che fa della “possibilità” (I.Prygogine 1997) una delle proprie linee guida di ricerca, chiaramente lontana da certezze autorassicurative.

I 18 Punti brevemente illustrati disegnano solo un campo di indagine ad alta complessità, in cui muoversi intelligentemente per un possibile aumento di appropriatezze della narrazione e della supervisione, basate sulle evidenze.

Il suo scopo in primis è quello di proporre una ricerca di fattori comuni fra tipi di supervisioni, un dialogo fra indirizzi psicoterapeutici, che riverberi utilmente sul piano della prassi.

Non è estraneo al modello il tentativo di portare un ampliamento di prospettive, beccheggiando consapevolmente fra scienza e pseudoscienza, modalità  ben conosciuta a chi si occupa di epistemologia nel mondo della mente, che “non ha un ben preciso codice d’onore falsificazionista, non per colpa o per sventura ma per necessità”(Rossi-Monti M. 1984)…il mondo della mente infatti rimane, tuttora, più complesso del codice.

Non è estraneo al modello di supervisione proposto, neanche il tentativo di portare un contributo di novità, rischiando implicitamente qualche nota autoreferenziale, ma avendo sempre ben presenti…da una parte la fallacia di una contrapposizione tra intuizione e ragione e l’insostituibile ruolo della prima nel progresso della scienza (Russell B. 1972)…e dall’altra che “ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante non  sogni la tua filosofia”. (W.Shakespeare 1601).

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