La psicoanalisi nel corpo e il corpo in psicoanalisi

di Genovino Ferri*, Giuseppe Cimini**

 

L’Analisi del Carattere di W. Reich

  1. Reich pubblicava nel 1933 l’Analisi del Carattere, la matrice del nostro movimento, il segno inciso della nostra identità reichiana, il primum movens del divenire della nostra Scuola nel tempo di quattro generazioni. Consideriamo l’Analisi del Carattere il frattale guida per l’approdo al setting complesso. Essa rappresenta il punto di biforcazione da Freud a Reich, da un pensiero lineare a un pensiero complesso, il gene neghentropico sistemico di Reich:
  • individuare un tratto della personalità ed esplorarne l’origine
  • collocare il tratto nel tempo e nel corpo
  • mostrare le connessioni tra sintomi, tratto, storia e corpo.

Ma l’Analisi del Carattere rappresenta anche il valutare la sostenibilità relazionale ed energetica del tratto di personalità, l’articolare significante e significato. È il punto di svolta che affianca all’analisi dei contenuti l’analisi del contenente, un salto di paradigma e di architettura visivo-mentale, l’ingresso nella complessità di W. Reich (che non ne era probabilmente consapevole).

L’Analisi del Carattere rappresenta inoltre una visione olistica, sistemica e sottosistemica, un’analisi dei segni incisi dalle relazioni oggettuali storiche, un’analisi del come espressivo di una persona, l’allargamento dell’analisi alla corporeità “segnata”, l’allargamento dell’analisi all’oggetto-relazione nel setting.

 

Le relazioni oggettuali

Pollock, Male and femaleJ. Pollock, Male and female

a)   La relazione oggettuale è un’espressione psicoanalitica per definire il ‘come’ della relazione di un soggetto con il suo mondo, esito complesso di una specifica organizzazione della personalità.

b)   La relazione va intesa nel senso forte, nel senso di una interrelazione, di una reciprocità e quindi non solo del modo in cui il soggetto costituisce i suoi oggetti, ma anche del come gli oggetti restituiscono azioni sul soggetto (persecutorie, accettanti, includenti, escludenti, ecc.)

c)    La relazione oggettuale si definisce o con il momento di fissazione sulla freccia del tempo evolutivo (per esempio relazione oggettuale orale) o con la diagnosi psicopatologica (per esempio relazione oggettuale melanconica).

d)   La relazione oggettuale si è fatta spazio nella letteratura psicoanalitica in coevoluzione con un movimento degli anni trenta, che portava a considerare l’organismo in interazione con l’ambiente. Quindi il termine relazione oggettuale non è esattamente di Freud, compare raramente nelle sue opere e non appartiene significativamente al suo apparato concettuale.

e)   Freud distingue la fonte, la meta (scopo), l’oggetto delle pulsioni. La pulsione è una spinta, una carica energetica, un fattore di motricità. La fonte è la zona-apparato somatico sede dell’eccitazione-tensione. La meta (scopo) è definita dalla pulsione parziale e quindi dalla fonte somatica. Infine l’oggetto è il mezzo per realizzare il soddisfacimento della pulsione. Freud riconosce che in un determinato stadio evolutivo la fonte determina il come della relazione con l’oggetto e svolge un ruolo di prototipo: tutte le altre attività del soggetto, e non solo le somatiche, potranno allora essere impregnate da tale funzionamento di stato.

Nel tempo post freudiano si sviluppano molte concezioni che un po’ arbitrariamente riassumiamo in questi termini:

  • La fonte somatica va nettamente in secondo ordine ed accentua il suo significato di semplice prototipo.
  • La meta (scopo) scema d’importanza rispetto a quella di relazione.
  • L’oggetto diventa un oggetto tipico per ciascun modo di relazione (oggetto orale, anale, ecc.). Esso perde sia la sua relativa interscambiabilità rispetto al soddisfacimento cercato, che la sua unicità da trovare nella storia propria del soggetto.
  • Il termine fase tende a scomparire e la relazione oggettuale viene esaminata quasi esclusivamente a livello fantasmatico. In altri termini in un soggetto possono combinarsi vari tipi di relazione oggettuale e le reali relazioni con l’ambiente non sono da considerare.
  1. f)     Gli oggetti, in parallelo con gli aspetti che compongono le pulsioni, compaiono inizialmente come oggetti parziali (capezzolo, seno, feci, pene), ma quando le pulsioni diventano, nel progredire dello sviluppo, più unificate, anche gli oggetti divengono più totali ed interi (figure genitoriali). In altri termini costruire con i propri oggetti parziali una relazione con un intero oggetto è uno degli obiettivi fondamentali nell’infanzia, precondizione per poter accedere allo stadio dell’amore oggettuale che suppone il raggiungimento della fase genitale e il superamento del complesso di Edipo.

a1) Ma cos’è il ‘come’? Il come porta a comunicazione e la comunicazione è una condicio sine qua non della vita. Etimologicamente è un cum munis, scambiare insieme. Le comunicazioni sono interazioni e nutrono le relazioni nel tempo. Non è possibile non comunicare e non avere un comportamento. Il semplice fatto che non si parli, non si senta, o non ci si presti attenzione reciproca, non costituisce eccezione a ciò che sto affermando. L’uomo ha due modi per comunicare: uno numerico ed uno analogico. Quello numerico ha un aspetto di contenuto e serve per l’informazione sugli oggetti e a trasmettere la conoscenza. Quello analogico ha un aspetto di relazione, origina in un periodo molto arcaico dell’evoluzione umana, ed è praticamente ogni comunicazione non verbale (lo sguardo degli occhi, la mimica del viso, le vocalizzazioni, il loro tono, il loro ritmo, i movimenti della testa e quelli del tronco, i gesti delle braccia e delle mani), in una parola il linguaggio del corpo. Il linguaggio del corpo, cioè, ordina e classifica quello che diciamo, di fatto comunica sulla comunicazione, cioè meta comunica, dirigendo i binari della relazione: nel ‘come’ della relazione la corporeità c’è tutta.

b1) Il termine di relazione va inteso nel senso forte di reciprocità. E allora se carattere letteralmente significa segno inciso, ci chiediamo: segno inciso da chi? Dalle relazioni oggettuali avute lungo tutta la freccia del tempo della nostra storia, attraverso comunicazioni logiche e soprattutto analogiche che nutrono e costruiscono la forma-relazione nella sua realtà.

Ma ci chiediamo ancora: segno inciso dove? In analisi reichiana le relazioni si incidono ai vari livelli corporei dominanti in quel tempo specifico di scambi di linguaggi, e le azioni (persecutorie, escludenti, accettanti, includenti) sono intese anche come momenti espressivi corporei con carica energetica correlata (come si potrebbero altrimenti incidere segni sul soggetto?).

c1) In analisi reichiana, i sintomi, le sindromi, gli stati di crisi indicano un tempo analitico ed un senso storico intelligente, oltre che rappresentare un oltre soglia clinico di un tratto di carattere incapace di sostenibilità economico-energetica e relazionale nel qui ed ora. Ricordiamo, infatti, con W. Reich che “la differenza tra le nevrosi del carattere e le nevrosi sintomatiche consiste solo nel fatto che in queste ultime il carattere nevrotico produce anche sintomi”. (Reich, 1994).

d1) Il terreno culturale era ben rappresentato dai temi dell’interazione organismo-ambiente. Tale atmosfera, secondo noi, portò all’emersione, anche nel mondo analitico, di due fenotipi, entrambi polarizzati sul ‘come’ dell’interazione: da un lato la relazione oggettuale post-freudiana, e dall’altro, l’analisi del carattere di W. Reich.

e1) Ci poniamo di fronte a questi punti nella loro complessità, quindi come di fronte ad un oggetto intero ben visibile nelle sue parzialità. Così in analisi reichiana la pulsione, la fonte, la meta, l’oggetto e la relazione oggettuale sono tutti parametri importanti.

La pulsione è una spinta, una carica energetica del sistema vivente Sé che ha una sua direzione e una sua meta-scopo: la realizzazione del proprio progetto neghentropico attuabile solo con il cum munis.

Le fonti somatiche hanno una loro espressività corporeo-energetica. Puntuali e successive nella loro dominanza nel divenire del tempo, svolgono un ruolo di prototipo e costituiscono un substrato concreto su cui poggiano le architetture mentali e il fantasmatico, con la loro variabilità di posizione. Esse sono indicatori di fase evolutiva, di tratto di personalità e di livelli corporei realmente scambiati con l’oggetto.

L’oggetto è anch’esso specifico, reale e vero per il soggetto nella sua storia biologica-biografica, nella sua parzialità e nella sua interezza.

C’è una figura cui ricorriamo per collegare il carattere-segno inciso al fantasma e la corporeità alla cognizione:è la figura frattalica. Nella teoria della complessità è una figura caratterizzata da schemi che si ritrovano su ordini di grandezza diversi, schemi ma anche funzioni, che si replicano simili a se stessi in ogni ordine di grandezza. Il continuum è possibile proprio per il frattale, che consideriamo un ascensore del tempo interno evolutivo, dal big bang all’oggi, dall’intrauterino al cognitivo-oculare, dalla corporeità al fantasma.

In analisi reichiana, poi, la relazione oggettuale è definibile come un terzo tra i due: tra il Sé e l’oggetto parziale dell’altro da Sé e può essere a bassissima, bassa, media, alta interscambiabilità. Lo spessore di relazione energetica (accostabile al nutrimento emozionale di Kohut, o anche all’affettività di Kernberg) va a segnare il come prototipico della relazione di un soggetto con il suo mondo in quel tratto di tempo.

f1) In analisi reichiana la vita di un individuo inizia con il big bang della fecondazione, non con la nascita-parto. Tutto questo sposta le lancette del tempo evolutivo all’indietro e porta ad una rivisitazione-classificazione di stadi anche nel periodo intrauterino, nonché della nosografia psicologica. Ne consegue un attento focus sull’oggetto parziale utero che insieme agli oggetti parziali successivi concorrerà all’organizzazione-embricatura dell’oggetto intero fino allo stadio dell’amore oggettuale genitale, (per noi appartenente, in linea con Freud e Abraham, alla fase che chiamiamo genito oculare seconda).

 

Domande di semiologia corporea elementare

Quanti occhi non vedono più, sono vuoti, distanti, altrove, e quanti altri attoniti e atterriti dal panico?

Quanti evitanti rivolti all’infinito, incapaci di convergere su un punto?

Quanti sguardi sono richiedenti, quanti altri sospettosi, quanti furtivi, altri di ghiaccio, altri umidi, altri luminosi ed entusiasti?

Quante bocche sono piene di rabbia, quante dolci e suadenti?

Quante parole non sono dette e stanno ferme sulle labbra serrate?

Quante altre non raggiungono il cuore, fermandosi nel petto o più su in gola?

Quante parole sono ingoiate dalla paura di essere autentici o per non affacciarsi in una relazione da posizione down?

Quante bocche sono chiuse, ma quante altre sono mordaci?

Quanti masseteri ipertonici e quanto pianto rimosso sotto?

Quanta dissociazione c’è nelle parole non sentite e quanta vibrazione in quelle profonde?

Quante sono povere e strillate, quante sono intense e sussurrate a fil di voce?

Quante ‘con’ e quante ‘contro’, al di là dei contenuti?

Quale meta-scopo emozionale sottendono? Su quale fonte-livello corporeo sono sulla freccia del tempo interno? Che storia di relazioni oggettuali raccontano?

Quale architettura di pensiero-fantasma traducono? Quale carica energetica hanno scambiato e strutturato?

Quanti colli sono dritti nella sfida alle maggiori altezze?

Quanti imprigionati nella proposizione narcisistica di sé?

Quanti bloccati sull’atlante-epistrofeo incapaci di guardare lateralmente?

Quanti così rigidi da separare testa e cuore, sapere e sentire, razionalità e ragionevolezza, altezza e profondità?

Quanti gioghi superegoici sul collo?

Quanti colli piegati in adesione al progetto dell’altro?

Quanti distanti all’indietro ‘da puzza sotto il naso’?

Quanti incassati tra le spalle dalla minaccia castrante ricevuta?

Quanto pianto c’è nell’oppressione di un torace e quanto desiderio di affetto da mancati abbracci in esso?

Quante spalle curvate da carichi insostenibili e quanta aggressività costretta nelle scapole?

Quanto affanno nell’insostenibilità e quanta apnea per non sentire?

Quanti toraci in atteggiamento inspiratorio ed ansioso?

Quanti altri in atteggiamento espiatorio e depresso?

Quanta forza nel petto per affrontare la realtà delle cose e quanto angor nel suo sudore?

Quanta forza nelle mani calde, quanta fragilità nelle mani fredde, per prendere, per dare, per accarezzare, per sostenere, per creare, per abbracciare?

Quale meta-scopo emozionale sottendono? Su quale fonte-livello corporeo sono sulla freccia del tempo interno? Che storia di relazioni oggettuali raccontano? Quale architettura di pensiero-fantasma traducono? Quale carica energetica hanno scambiato e strutturato?

Quanti no rimangono nello stomaco non espressi?

Quanta luce nella solarità diaframmatica di un innamoramento?

Quanta angoscia di separazione nella zona ombelicale?

Quanto furore nel ventre da non accettazione antica?

Quanta angoscia di castrazione nel bacino e quanta potenza nei genitali in amore?

Quanto contatto sulla pelle?

Quanto panico nella pancia da minacciosità profonda?

Quante gambe paralizzate dalla paura e quante altre agilissime per la fuga?

E quante saldamente radicate a terra?

 

Bibliografia

  • Reich, W. (1994), Analisi del carattere. Milano: SugarCo.
  • Freud, S. (1985), L’Io e l’Es. Torino: Bollati Bordigheri.
  • Kohut, H. (1986), La cura psicoanalitica. Torino: Bollati Bordigheri.
  • Kernberg, O. (2006), Narcisismo, aggressività e auto distruttività nella relazione psicoterapeutica. Milano: Cortina Raffaello.

* Psichiatra, Analista S.I.A.R., Direttore della Scuola Italiana di Analisi Reichiana, Membro dell’Accademia delle Scienze di New York, Membro del Comitato Scientifico Internazionale di Psicoterapia Corporea.

** Psichiatra, Psicoterapeuta

 

Tratto da http://www.analisi-reichiana.it/

 

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